Lunedì 05 Luglio 2010 13:23
Mario Di Costanzo, RSU FIOM-CGIL
Ci è pervenuto il testo del discorso tenuto in occasione del comizio conclusivo dello sciopero del 25 giugno scorso da un delegato RSU Fiom di Pomigliano. E' un documento interessante, sia perché chi lo ha fatto rappresenta la punta più avanzata all'interno della Fiom nella lotta all'accordo, sia perché questo documento ci dà uno spaccato veritiero di parte del dibattito in corso in fabbrica fra le/gli operaie/i che si oppongono al piano Marchionne
Care compagne e cari compagni, questa giornata di lotta coincide con il periodo in cui i padroni e l'attuale governo tentano in ogni modo di cancellare 50 anni di storia sindacale e di annullare con la complicità di Cisl e Uil i diritti conquistati in tanti anni di lotta. In questi anni i lavoratori di Pomigliano insieme alla Fiom e alla Cgil hanno rivendicato una più equa ripartizione delle risorse economiche a partire dai redditi più bassi e più colpiti da questa crisi economica, riportando l'indennità della cassa integrazione dal 60 all'80%. Al contrario questo Governo ha pensato a fare leggi e leggine per difendere gli interessi del Primo Ministro e dei suoi scagnozzi plurinquisiti. Invece di legiferare per una seria riforma del sistema contrattuale che dia finalmente la possibilità ai lavoratori di recuperare il potere di acquisto questo Governo, insieme a Cisl e Uil, ha sottoscritto l'ennesimo accordo separato facendo venir meno quindi la possibilità, da qui al prossimo futuro, di recuperare il reale potere di acquisto dei lavoratori.
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Venerdì 21 Maggio 2010 13:07
amministratore
Lo Statuto dei diritti dei cittadini lavoratori, di Giuseppe Di Vittorio (tratto da «Lavoro», n. 43, 25 ottobre 1952) La proposta da me annunciata al recente Congresso dei Sindacati chimici – di precisare in uno Statuto i diritti democratici dei lavoratori all’interno delle aziende – ha suscitato un enorme interesse fra le masse lavoratrici d’ogni categoria. Il Congresso della Camera del Lavoro di Mantova, per esempio, ha chiesto che lo Statuto stesso venga esteso anche alle aziende agricole. E qui è bene precisare che la nostra proposta, quantunque miri sopratutto a risolvere la situazione intollerabile che si è determinata nella maggior parte delle fabbriche, si riferisce, naturalmente, a tutti i settori di lavoro, senza nessuna eccezione.
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Lunedì 10 Maggio 2010 01:08
postato sul gruppo Assemblea!
E' possibile fare un parallelo fra la settimana borsistica e la settimana di lotta ad Atene? L'indice Dow Jones della Borsa di Nuova York ha perso il 5,7 per cento in questa settimana, è il calo più ampio dal marzo 2009, mentre l'indice Nasdaq ha perso l'8 per cento; per avere un calo simile bisogna risalire al novembre 2008. La comunicazione ufficiale ha attribuito questi cali prima ad un errore tecnico che si sarbbe verificato giovedì, poi alla speculazione contro l'euro. Probabilmente entrambi questi fenomeni hanno contribuito ad aggravare la crisi mondiale delle borse, ma è bene ricordare che il principale fattore d'incertezza è proprio la situazione ellenica, e non tanto se lo Stato ellenico sarà in grado o meno di rimborsare i prestiti ricevuti, quanto se il governo sia in grado di venire a capo dell'opposizione sociale e se lo Stato addirittura sia in grado di sopravvivere.
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Lunedì 18 Gennaio 2010 13:23
Sebastiano Canetta, Ernesto Milanesi - "Il Manifesto"
Gli operai della Lofra di Teolo, le tute blu delle fonderie Zen di Albignasego, i tecnici della Eutelia. Le loro battaglie contro lo scippo del lavoro nella «Galania» che sta per diventare «Zaiana». Uno spettacolo di Massimo Carlotto sulla cronaca quotidiana che non fa notizia Il sindaco e il prete in «trincea» con gli operai in cassa integrazione. Le fabbriche autogestite salvate dalla pirateria d’impresa spacciata per miracolo economico. Nel Padovano un’intera comunità resiste allo scippo del lavoro dei filibustieri di «Galania» e «Zaiana». E così scatta l’Arancia metalmeccanica dei lavoratori del Nord Est, alle prese con le pagine noir scritte dai «padroni del vapore» che hanno razziato aziende e territori trascinando nel baratro gente in carne ed ossa. È la lotta di un centinaio di operai e impiegati della Lofra di Teolo, delle tute blu delle fonderie Zen di Albignasego e dei tecnici delle filiali venete del colosso Eutelia. Picchettano quel che resta degli stabilimenti per garantirsi il futuro dopo il default industriale dei tycoon locali. Da un anno vivono con 700 euro al mese, in attesa di vendere gli ultimi pezzi del made in Veneto agli stranieri. All’orizzonte, si profila una valanga di licenziamenti nell’unico settore «sano» dell’economia locale soffocata dalla recessione. Il 23 gennaio «scade» la cassa integrazione per tutti i metalmeccanici veneti. Significa 6.600 lavoratori a rischio licenziamento. Vuol dire lucchetti ai cancelli per le ultime fabbriche vere: dalla Carraro Spa alla Komatsu di Monselice, dalla Toffac alla Emerson, fino agli ex colossi Acciaierie Venete e Fonderie Anselmi. «Non siamo carne da macello. Per questi disastri qualcuno dovrà pagare anche penalmente» accusa Antonio Trevisan della Rsu Lofra che non ci sta a farsi bruciare nei forni della fabbrica. «E pensare che facevamo le migliori cucine d’Italia» ricorda. Il fiore all’occhiello dell’economia locale che viveva sulle commesse da tutto il mondo.
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Giovedì 26 Novembre 2009 00:06
Luciano Gallino, "La Repubblica"
L'analisi. La politica sembra essersi dimenticata di sette milioni di operai. E' uno dei tristi successi della società italiana degli ultimi decenni. La classe invisibile alla ricerca di una voce Le immagini degli operai che salgono su ciminiere alte 170 metri per restarci intere giornate, o su una gru, oppure occupano una fabbrica che ha annunciato il loro licenziamento, sono scorci di una realtà ignota ai più, frammenti che si intravvedono per un istante attraverso una finestra che viene subito richiusa. Sono immagini d'una condizione di vita e di lavoro che sebbene coinvolga ancor oggi milioni di persone è virtualmente ignota a tutto il resto della società. Scatti fotografici d'una classe sociale che resta altrimenti invisibile. Aver reso socialmente invisibile il lavoro degli operai come insieme, come classe sociale, è uno dei tristi successi della società italiana degli ultimi decenni. Al presente, per gli uomini politici, compresi molti di sinistra, parlare degli operai come classe sembra un frusto ritornello, un indugiare su un passato irrecuperabile.
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