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Ferrovie dello Stato: MORETTI DIMETTITI! Firma la petizione

Mauro Moretti, Amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, deve lasciare l’incarico. Da quando lo ricopre, le ferrovie italiane hanno continuato a subire l’inesorabile peggioramento sulla sicurezza, sulla quantità e qualità dei servizi offerti e di efficienza. La strage di Viareggio e le decine di morti sul lavoro che hanno insanguinato i nostri binari sono la tragica dimostrazione di quanto vi sarebbe da fare prima di abbandonarsi, invece, alla sfrenata propaganda di costosi viaggi, riservati ad una minoranza di viaggiatori, su treni colorati e luccicanti. Ma egli con le sue irrispettose dichiarazioni sulla strage di Viareggio, del 29 giugno 2009 che ha causato 32 vittime, numerosi feriti e danni morali e materiali a centinaia di persone, è andato oltre, “Le ferrovie italiane sono le più sicure d’Europa”, “… quando c’è un incidente sembra caschi il mondo” e “… l’incidente è stato uno spiacevole episodio”, offendendo la memoria delle vittime, calpestando il dolore dei familiari, della città di Viareggio e la sensibilità dell’intero paese rimasto attonito di fronte a quella immane tragedia.

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Risoluzione finale assemblea autoconvocata del 18 giugno

I Lavoratori e le Lavoratrici, Delegati e Delegate, iscritti e non iscritti alle diverse organizzazioni sindacali di base e confederali, riuniti in assemblea il 18 giugno 2010 nel magazzino della Maflow di Trezzano sul Naviglio hanno deciso di partecipare unitariamente allo sciopero generale del 25 Giugno.

Parteciperanno con uno spezzone unitario ad entrambe la manifestazioni, della CUB e della CGIL, per coinvolgere nel percorso di unità quanti più lavoratori possibile. Chiedono alle rispettive segretarie sindacali di unificare le 2 manifestazioni, perché di fronte a quest'attacco senza precedenti ai diritti e al salario dei lavoratori e lavoratrici c'è bisogno dell'unità delle lotte e non della sterile affermazione delle varie parrocchie.

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Lettera dei lavoratori Fiat di Tychy a quelli di Pomigliano

Llettera di un gruppo di lavoratori della fabbrica di Tychy, in Polonia, ai colleghi di Pomigliano d'Arco che stanno per votare (il 22 giugno) se accettare o meno le condizioni della Fiat per riportare la produzione della Panda in Italia. I padroni chiedono ai lavoratori di lavorare di sabato, di fare tre turni al giorno invece di due e di tagliare le ferie. Tre sindacati su quattro hanno accettato queste condizioni, la Fiom resiste)

La Fiat gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati degli alti. E a Tychy lo abbiamo fatto. La fabbrica oggi è la più grande e produttiva d'Europa e non sono ammesse rimostranze all'amministrazione (fatta eccezione per quando i sindacati chiedono qualche bonus per i lavoratori più produttivi, o contrattano i turni del weekend).

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SCIOPERO GENERALE: COSTRUIAMOLO UNITARIAMENTE DAL BASSO!

Aderisci all'appello inviando una mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Questa crisi sta continuando a peggiorare le nostre condizioni. I padroni, per tenere alti i loro profitti, cercano tutti i modi per tagliare i salari e speculare. Il governo italiano così come la Commissione europea stanno varando i cosiddetti piani di austerità per aumentare lo sfruttamento di chi lavora e garantire alti profitti alle imprese e alle banche.
La prossima Finanziaria – assieme al Collegato lavoro e alle misure vessatorie nei confronti dei migranti – è un ulteriore grave provvedimento per colpire chi lavora, con un taglio gravissimo alla spesa pubblica e ai servizi sociali; forse tamponerà momentaneamente la crisi, ma la aggraverà sicuramente nei prossimi mesi.
Migliaia di lavoratori e lavoratrici in lotta in provincia di Milano e in Lombardia si stanno opponendo alle ristrutturazioni, ai licenziamenti e ai tagli alla scuola e ai pubblici servizi in generale cercando di unire le forze per resistere meglio. Non si può rispondere a un attacco così pesante in ordine sparso come tentano di imporci le numerose sigle sindacali.

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