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Tenaris-Dalmine: IL POSTO DI LAVORO NON SI TOCCA!

Con la richiesta di un migliaio di esuberi alla Tenaris-Dalmine si è portato l’attacco al cuore della classe operaia bergamasca! Già da mesi dicevamo che il progetto dei padroni per fare uscire “loro” dalla crisi, è di fare fuori un operaio su tre, facendoci precipitare dentro noi lavoratori! Ora occorre discutere sul “CHE FARE”:
1) È evidente che l’uso strumentale degli ammortizzatori sociali è solo il primo tempo di un pessimo film per i lavoratori; infatti sta iniziando il secondo tempo in cui, finite le casse integrazioni, si passa alle mobilità e, da lì, ai licenziamenti di massa…
2) I sindacati, supini e divisi, non riescono a mettere in campo la forza operaia necessaria a fronteggiare la situazione.
3) Solo un collegamento tre le varie lotte operaie e tra lotte operaie e territorio dove si vive e lavora, collegamento fatto direttamente dagli operai con gli operai, può invertire la tendenza alla rassegnazione e allo sconforto che oggi sono maggioritari tra i lavoratori.
4) Dobbiamo anche saper indicare una strada, un percorso credibile, che ci permetta di uscire da questa situazione.

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La lotta degli operai Adelchi di Tricase (Lecce)

Gli operai del calzaturificio Adelchi di Tricase (Lecce), come gli operai Filanto di Casarano e delle decine di fabbriche salentine, sono vittime dell'arroganza e delle speculazioni padronali che considerano il Salento una terra di conquista ed i lavoratori salentini un limone da spremere e poi buttare. Nonostante l'aumento di commesse, del fatturato e dei profitti, Adelchi e gli altri padroni licenziano gli operai, chiudono le fabbriche nel Salento e le trasferiscono nei paesi del Terzo Mondo dove pagano gli operai con un euro al giorno. Questo avviene con la complicità delle istituzioni locali e nazionali le quali continuano a concedere benefici e finanziamenti in favore di questi speculatori. Questo avviene con la complicità di quei sindacati che hanno dato il consenso ai licenziamenti e cassa integrazione rendendosi complici dello sfruttamento e delle speculazioni. CGIL, CISL e UIL, all'esito della lotta degli operai Adelchi degli ultimi mesi, il 7.10.2009 hanno addirittura firmato con il padrone un accordo che prevede il ritorno in fabbrica di soli 10 lavoratori anziché di tutti gli 806 operai in cassa integrazione e dei 2000 licenziati. Tutto questo è a dir poco scandaloso.

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Contro il disagio salariale giovanile: 4 Dicembre, Sciopero Regionale di 4 ore del TPL di Roma e del Lazio

Venerdì, 4 Dicembre 2009, Sciopero Regionale di 4 ore del TPL di Roma e del Lazio indetto da FILT Cgil – FIT CISL e UIL Trasporti per chiedere l'adeguamento salariale delle lavoratrici e dei lavoratori assunti dopo il 2000 al trattamento di tutte/i le/i altre/i dipendenti. In molti casi la differenza in busta paga tra lavoratori/lavoratrici che svolgono la stessa mansione è anche di 200 euro.

Comunicato del 23 Novembre 2009
FILT-CGIL FIT-CISL UILTRASPORTI
Settore autoferrotranvieri di Roma e Lazio

Lavoratrici e Lavoratori del Tpl pubblico e privato, oramai da troppo tempo si trascina il problema del disagio salariale dei lavoratori, in particolare quello dei giovani, e la nostra preoccupazione sul futuro di Cotral e delle Aziende romane pubbliche e private è ogni giorno più pressante. L’Amministrazione comunale e quella regionale, chiamate da queste OO.SS. a discutere sulle questioni sollevate dai lavoratori, se da una parte hanno convenuto di dover adottare tutte le misure necessarie a risolvere in tempi brevi i problemi evidenziati, dall’altro, nel momento di impegnarsi attivamente non rendono disponibili le risorse necessarie né attivano un tavolo congiunto al fine di coinvolgere le OO.SS. nel progetto di riorganizzazione del Tpl di Roma e del Lazio.

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Alcoa: gli operai in corteo a Roma insieme a tutti i lavoratori del Sulcis Iglesiente

Corteo teso a Roma, lo scorso 26 novembre, quando gli operai dell'Alcoa, multinazionale americana dell'alluminio, hanno sfilato fino al ministero dello sviluppo economico, dove era previsto un incontro tra le parti. Sul piatto è la sopravvivenza stessa dei due stabilimenti italiani, quello di Fusine, in Veneto, e quello di Portovesme, in Sardegna, uno dei più grandi d'Europa. Al termine dell'incontro si è raggiunto un risultato minimo ma essenziale, che è la revoca da parte dell'azienda della procedura di cassa integrazione. Ma il vero nodo rimane il prezzo dell'energia necessaria per far andare gli impianti. La multinazionale ha goduto di una tariffa decennale agevolata con l'Enel, che però è scaduta nel 2006.

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