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Arancia metalmeccanica nel Nord-Est. I nuovi schiavi della crisi

Gli operai della Lofra di Teolo, le tute blu delle fonderie Zen di Albignasego, i tecnici della Eutelia. Le loro battaglie contro lo scippo del lavoro nella «Galania» che sta per diventare «Zaiana». Uno spettacolo di Massimo Carlotto sulla cronaca quotidiana che non fa notizia 
Il sindaco e il prete in «trincea» con gli operai in cassa integrazione. Le fabbriche autogestite salvate dalla pirateria d’impresa spacciata per miracolo economico. Nel Padovano un’intera comunità resiste allo scippo del lavoro dei filibustieri di «Galania» e «Zaiana». E così scatta l’Arancia metalmeccanica dei lavoratori del Nord Est, alle prese con le pagine noir scritte dai «padroni del vapore» che hanno razziato aziende e territori trascinando nel baratro gente in carne ed ossa. È la lotta di un centinaio di operai e impiegati della Lofra di Teolo, delle tute blu delle fonderie Zen di Albignasego e dei tecnici delle filiali venete del colosso Eutelia. Picchettano quel che resta degli stabilimenti per garantirsi il futuro dopo il default industriale dei tycoon locali. Da un anno vivono con 700 euro al mese, in attesa di vendere gli ultimi pezzi del made in Veneto agli stranieri. All’orizzonte, si profila una valanga di licenziamenti nell’unico settore «sano» dell’economia locale soffocata dalla recessione. Il 23 gennaio «scade» la cassa integrazione per tutti i metalmeccanici veneti. Significa 6.600 lavoratori a rischio licenziamento. Vuol dire lucchetti ai cancelli per le ultime fabbriche vere: dalla Carraro Spa alla Komatsu di Monselice, dalla Toffac alla Emerson, fino agli ex colossi Acciaierie Venete e Fonderie Anselmi. «Non siamo carne da macello. Per questi disastri qualcuno dovrà pagare anche penalmente» accusa Antonio Trevisan della Rsu Lofra che non ci sta a farsi bruciare nei forni della fabbrica. «E pensare che facevamo le migliori cucine d’Italia» ricorda. Il fiore all’occhiello dell’economia locale che viveva sulle commesse da tutto il mondo.

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I disoccupati ci sono ma non si vedono

Esistono problemi visibili e altri invisibili. A prescindere - direbbe Totò - non solo dalla realtà ma anche dalla percezione. La disoccupazione, ad esempio, esiste: nella realtà e nella percezione. Ma parlarne è da irresponsabili e mostrarla anche peggio. Basta pensare alla reazione del governo di fronte alle stime fornite dalla Banca d'Italia, che considera il tasso di disoccupazione "reale" superiore al 10%: 2.600.000 persone. Un calcolo scorretto e fantasioso, secondo il ministro Sacconi. Perché associa ai disoccupati anche i cassintegrati cronici e i "lavoratori scoraggiati". Quelli, cioè, che rinunciano a cercare occupazione perché ritengono la situazione sfavorevole. Un'operazione scorretta, quella praticata dalla coppia Epifani-Draghi. Entrambi disfattisti e, implicitamente, comunisti. Imprenditori delle fabbriche che producono pessimismo, come li ha definiti il premier Berlusconi. Seminano sfiducia e rischiano, in questo modo, di alimentare una crisi che ormai è alle spalle. Anche se i cittadini non sembrano accorgersene. Afflitti da una "percezione" diversa - e distorta.

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Torino. Invito ad incontro per una rete di lavoratori contro crisi

Noi lavoratori di Agile ex Eutelia, ormai dalla scorsa estate stiamo vivendo sulle nostre spalle una realtà che è stata artificialmente annegata nella crisi del lavoro che ha stravolto l’economia mondiale. Ma non è così. Purtroppo la nostra vicenda ha tutt’altra origine ed è frutto di una mera speculazione finanziaria. Riassumendo la nostra storia in poche semplici parole per quanti ancora non ne fossero a conoscenza: i nostri amministratori e padroni, per semplici finalità di lucro, hanno mascherato un ingiustificato licenziamento collettivo utilizzando in maniera subdola le leggi attualmente vigenti nel nostro Paese - vedi art. 47 (Cessione di Ramo d’Azienda) - per compiere qualcosa di illegale, ottenendo così il massimo profitto e scaricando i lavoratori sulle spalle della collettività, sfruttando in maniera indiscriminata gli ammortizzatori sociali come mobilità, Fondo di Garanzia INPS per il TFR e altri ancora.

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