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Riciclaggio, i dipendenti Telecom tra ansia per il futuro e poca sorpresa per lo scandalo

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I lavoratori si interrogano sul futuro. Paura per una possibile ristrutturazione, rabbia per una disparità di trattamento rispetto al controllo sulle attività dei manager
A pochi giorni dallo scoppio dello scandalo, basato su false fatturazioni, evasione fiscale e riciclaggio, che ha colpito Telecom Italia a causa delle attività illegali di una sua consociata, Telecom Sparkle, i lavoratori si interrogano sul futuro. Tra la paura per una non troppo peregrina ristrutturazione e la rabbia per una disparità di trattamento rispetto al controllo sulle attività dei manager, i lavoratori avanzano la proposta di un ritorno di Telecom in mani pubbliche. Su tutto si stende l'ombra di Telefonica, la compagnia spagnola, che è interessata a entrare pesantemente nel capitale dell'azienda telefonica italiana.

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Crisi Eridania, "la situazione rischia di precipitare" I sindacati: "I lavoratori non staranno impassibili a guardare!"

Nessuna risposta da parte dell'azienda sull'integrazione degli ammortizzatori sociali. Nessuna risposta da parte del Governo sugli aiuti al settore bieticolosaccarifero già messi a bilancio e mai erogati. I lavoratori non staranno impassibili a guardare! La farsa continua. Nonostante le rassicurazioni verbali i fondi promessi non sono stati ufficializzati e il Ministro Zaia non ha ricevuto le parti sociali. Da parte sua l'azienda, unica tra tutte quelle del settore nega la conferma degli accordi sindacali sul piano sociale per i dipendenti degli stabilimenti in dismissione. A livello nazionale sono state proclamate due giornate di sciopero: Lunedì 1 febbraio con manifestazione a Bologna davanti alla sede Eridania e Lunedì 15 febbraio a Roma al Ministero dell'Agricoltura. A San Quirico è stato proclamato lo stato di agitazione con blocco degli straordinari e di tutti i turni di lavoro.

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Frosinone Multiservizi, situazione degli operai sempre più drammatica

La Frosinone Multiservizi, il 19 gennaio scorso, con un comunicato di poche parole ma chiaro nel descrivere la situazione faceva sapere che: “A seguito del perdurare del mancato pagamento delle fatture emesse la società non è in grado di poter assolvere agli obblighi aziendali e pertanto si riterrà costretta a verificare la necessità di dover interrompere i servizi e porre il personale in cassa integrazione in deroga nel rispetto del verbale di incontro approvato in Regione Lazio in data 11 gennaio 2010”. Oggi si è arrivati alla situazione preannunciata fa sapere il Comitato Lotta per il lavoro: “31 dipendenti che lavorano nei servizi ad Alatri saranno messi in cassa integrazione dal 1° febbraio. Le vicende che stanno facendo collassare la situazione sono: mancanza di un allineamento del costo dei servizi al reddito adeguato al CCNL sottoscritto, il tentativo, dopo il siluramento di 84 lavoratori, della Provincia di mettere la Società spalle al muro con un ricorso alla magistratura ordinaria (il 28 c.m. c'è la prima udienza), il colpevole atteggiamento del comune di Alatri che non paga per i servizi svolti per un debito di oltre .500.000,00 euro, la Regione Lazio, che pure aveva preso un impegno economico di versare 1.425.000,00 euro a favore della Multiservizi, oggi frena quest'impegno e attende che i soci si mettano definitivamente d'accordo su una strada definitiva da intraprendere.

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Per una riunione territoriale delle aziende in lotta contro crisi e speculazioni

La crisi del capitalismo sta estromettendo dalle aziende migliaia di lavoratori e lavoratrici, dimostrando che tutti i settori vengono toccati da essa. È un fatto ormai evidente che i lavoratori, precari, disoccupati, studenti, ne stanno direttamente pagando le conseguenze. Accanto e dentro questo quadro, vicende come quella dei lavoratori e delle lavoratrici Agile ex Eutelia dimostrano come la crisi economica diventa sempre più un “cavallo di Troia”, attraverso il quale amministratori delegati e padroni, per semplici finalità di lucro, mascherano ingiustificati licenziamenti collettivi, cassa integrazione straordinaria, chiusure di reparti o interi stabilimenti, utilizzando in maniera subdola le leggi attualmente vigenti nel nostro Paese - vedi per esempio quella sulla Cessione di Ramo d’Azienda - per compiere qualcosa di illegale. In questo modo essi ottengono il massimo profitto e scaricano i lavoratori sulle spalle della collettività, sfruttando in maniera indiscriminata gli ammortizzatori sociali come mobilità, Fondo di Garanzia INPS per il TFR e altri ancora. La chiusura di stabilimenti, delocalizzazione delle produzioni, licenziamenti dei precari, ristrutturazione della scuola e conseguente indebolimento e peggioramento qualitativo del sistema di formazione, aumenta e intensifica lo sfruttamento.

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